Ambiente e guerra in Ucraina: ecco l’ennesima vittima della follia umana.

La guerra in Ucraina

I fatti incresciosi che stanno avvenendo in Ucraina per merito dell’esercito russo hanno sconvolto l’Occidente intero.
Oltre ai morti che continuano ad aumentare ora dopo ora, giorno dopo giorno, ecco che scopriamo quanto anche l’ambiente sia vittima di questa catastrofe.

L’impatto ambientale della guerra

Ogni guerra ha un impatto ambientale non indifferente.

L’organizzazione che monitora le conseguenze degli interventi militari per l’ambiente e le persone, il Conflict and Environment Observatory, rivela che gli eserciti chiamati a raccolta sprecano ingenti quantità di carburanti e fanno uso di armi che hanno un costo ambientale per la produzione, lo stoccaggio, il trasporto e lo smaltimento.

A tutto questo si aggiunge il fatto che il Donbas, regioni in cui avviene gran parte degli scontri più violenti, è terra ricca di giacimenti di carbone.
Gli atti di guerra in quelle zone rappresentano un pericolo costante per le centinaia di chilometri di tunnel nel sottosuolo.
Il rischio è che si liberando sostanze chimiche che rischiano di contaminare le risorse idriche dell’intera regione.

Oltre a ciò, tonnellate e tonnellate di detriti lasciano nell’aria e nell’ambiente sostanze nocive e altamente tossiche.

Il rischio nucelare

Dall’inizio del conflitto la minaccia del nucleare è viva e presente. Ma a destare preoccupazione, nell’immediato, oltre all’ipotesi di un attacco nucleare, è il rischio che i 15 reattori ucraini possano essere erroneamente attaccati.
Ciò porterebbe a conseguenze disastrose e immediate.

Il 4 marzo un attacco missilistico in prossimità della centrale nucleare di Zaporizhzhia ha fatto temere il peggio.

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Photo by Lukáš Lehotský on Unsplash

Attacco alla biodiversità

L’Ucraina rappresenta il 6% del territorio del continente e possiede il 35% della biodiversità europea.
La vita animale e vegetale comprende oltre 70mila specie e, tra queste, se ne contano quasi 1.400 protette.
Ma la guerra non giova alla biodiversità: incendi, macerie, carrarmati, inquinamento del terreno e delle falde acquifere.
Anche i fiumi destano preoccupazione.
La situazione era preoccupante anche prima dell’invasione russa.
Durante l’estate del 2021, il ministro dell’Ambiente ucraino Roman Abramovsky ha denunciato la presenza di oltre 6 000 tonnellate di fosfati nel Dnipro, provenienti dagli scarti industriali, che hanno alimentato la presenza di alghe nel fiume con ricadute sulla fauna acquatica e sulla balneabilità.

Il danno che va oltre l’Ucraina

Per decine e decine di motivi questa è una guerra che coinvolge tutti noi.
Per questioni economiche, politiche, sociali e ambientali.
Come abbiamo raccontato in questo articolo, il conflitto bellico tra Ucraina e Russia ha rivelato quanto il nostro Paese non sia indipendente rispetto alle energie. Infatti l’inizio del conflitto ha portato ad una crisi su benzina, gas, ed altre materie prime.

Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia, dice:

“Dopo una pandemia, con una crisi ambientale e climatica sempre più grave una guerra è l’ultima cosa che ci serve. Oltre all’orrore, all’odio, ci preoccupa da un lato l’ulteriore corsa agli armamenti e dall’altro il rischio che questa crisi sia utilizzata dai governi per proporre ai cittadini soluzioni ‘energetiche’ fasulle, come gasdotti, rigassificatori e nucleare, che richiedono anni se non decenni, rimandando invece soluzioni più sicure per le persone e l’ambiente e già a portata di mano, come le rinnovabili. In Italia, secondo Confindustria, le aziende sarebbero pronte a investire 85 miliardi di euro per sviluppare una potenza di rinnovabili equivalente al 20% dei consumi nazionali di gas, creando 80.000 posti di lavoro”.

Come evolverà la situazione?
Noi di Guerzoni ci auguriamo soltanto che il conflitto termini al più presto.