Scooter elettrici in Italia: la Asckoll di Vicenza si fa spazio tra i grandi marchi.

Il futuro della mobilità elettrica in Italia

Mentre il mondo avanza nel settore dell’elettrico l’Italia non resta ferma a guardare.

Se è vero che per avere la prima auto elettrica a firma italiana (proposta da Fiat) sono occorsi tempi biblici, è altrettanto vero che nell’ultimo periodo le industrie italiane si sono sono date da fare e hanno avanzato la loro corsa nell’elettrico.

Così, mentre il mercato globale allarga i suoi orizzonti, ci sono realtà come la Askoll di Vicenza che si fanno spazio tra i grandi competitor.

Quotata alla borsa di Milano, produce scooter elettrici, e-bike, e a breve lancerà un modello di monopattino elettrico a tre ruote dedicato al mercato dello sharing.

L’obiettivo è quello di sfidare i grandi colossi della mobilità elettrica, mantenendo i valori della sostenibilità e puntando sull’innovazione.

L’Italia e le innovazioni ecologiche

Le industrie che guardano all’ambiente sono sempre più presenti sul territorio italiano.

Se già le piccole aziende lavorano affinché i propri prodotti possano rispettare i parametri ambientali, anche le grande realtà danno vita a progetti che aiutano concretamente l’ambiente.

Ne è un esempio il progetto di Wasp, che ha creato una casa 3D direttamente dalla terra.

“un modello di abitazione creata con materiali riutilizzabili e riciclabili, raccolti dal terreno locale, a zero emissioni e adattabile a qualsiasi clima e contesto.”

Tecla-casa-costruita-in-3D

I fondi europei e i buoni propositi

I soldi che l’Europa ha riservato per la ripartenza dell’Italia dovranno essere investiti anche nel settore elettrico.

Le polemiche non si sono fatte attendere.

Cingolani, Ministro della transizione ecologica, ha ribadito a più riprese che occorre unità da parte di tutta l’Europa per poter seguire assieme progetti e piani che tutelino l’ambiente e portino allo sviluppo di energie rinnovabili.

“Il problema è se ci riusciamo tutti insieme. Noi siamo solo una parte dell’Europa e l’intera Europa emette solo il 9 per cento della CO2 del mondo. Il resto dell’inquinamento viene da altri paesi e altri continenti. Se non riusciremo a convincerli, a impegnarsi anche loro, anche i nostri obiettivi saranno a rischio.”

Mentre l’AD di Porsche Italia, Pietro Innocenti, ha ribadito:

“Il Pnrr prevede un fondo di 750 milioni per potenziare la rete di ricarica che dovrebbero servire per circa 21.000 nuove colonnine. Ma ai costi attuali, questa cifra basta appena per impianti da 50 kW, che facendo il caso di una sosta in autostrada, comportano un tempo di almeno un’ora e mezzo per fare il pieno di energia”

Le aspettative e le richieste sono molte.

Molti sono anche i campi in cui l’Italia deve lavorare per sfruttare al meglio l’occasione che il Recovery Plan rappresenta.

Sarà all’altezza della sfida?
Le premesse ci sono tutte.